Sulle Mura delle Cattive si trova un ricordo del mare palermitano

La passeggiata riparata dove le vedove potevano godere della brezza marina conserva ancora l’incanto dello splendore di un tempo

La passeggiata delle Cattive in un acquerello di T. Duclère del 1859
La passeggiata delle Cattive in un acquerello di T. Duclère del 1859

Si passeggiava tanto, al Foro Italico a Palermo. Sin dall’apertura della Strada Colonna (oggi via Messina Marine), nel 1580, era indispensabile passare da quelle parti, per proprio godimento o per dare sfoggio delle proprie ricchezze.

Quando i Borbone trasformano la Strada nella loro personale galleria espositiva e autocelebrativa, con le statue dei re (1779-1786), le mura che costeggiano il Foro erano ormai solo un fondale e un limite fisico. Cosa fare delle mura della città, quando non è più necessario difenderla? In realtà era impensabile abbatterle, perché davano un fondo a questa “galleria”, e toglierle avrebbe significato dover riscrivere tutto un margine della passeggiata (riusciamo noi oggi a immaginare l’assenza delle Mura?).

Don Antonio Lucchesi Palli, allora Luogotenente della Sicilia, decide di sfruttare i camminamenti sopra le mura difensive per realizzare un “parterre”, secondo l’allora tendenza di utilizzare termini francesi. Nel 1823 l’opera si completa con le due scalinate ancora percorribili, una di fianco a Porta Felice, l’altra presso la “Salita Mura delle Cattive”, il primo tratto della via Alloro.

Due anni dopo la strada Colonna viene divisa in tre corsie alberate, ispirata ai boulevard parigini, e la sopraelevata si conferma il luogo adatto per passeggiate più intime e riservate, poiché dal piano della strada non è possibile vedere chi la percorra.

Anche se nei documenti ufficiali si parla di pubblico parterre, questo camminamento inizia ad essere chiamato dal popolo “mura di li cattivi”, italianizzato in Mura delle Cattive, perdendo però l’effettivo significato di questa attribuzione e traendo in inganno.

Nel nostro dialetto cattivo si traduce in malu, tintu, ed infatti non è questo il significato. Il termine siciliano deriva dal latino captivae, prigioniere, ed era un tempo utilizzato per indicare le vedove, che erano prigioniere nel cuore, nel loro stato di non potere avere un marito accanto e/o godere di una passeggiata come ogni altra donna. Un luogo così riparato diventa perfetto per camminare, vestite a lutto, senza essere viste, e provare il piacere di respirare l’aria benefica dal mare senza destare scandalo.

La Passeggiata oggi

La Passeggiata rimane aperta fino alla seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti la rovinano e rimane abbandonata per decenni. Solo vent’anni fa avviene il recupero e la possibilità oggi di percorrere la stessa strada, anche se non più così vicina alla costa come un tempo, godendo delle immutate pace e riservatezza e potendo ancora cogliere la vista del mare palermitano.

Fonte dell’immagine di copertina: www.pananti.com

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