Nei primi mille giorni di vita si ‘scrive’ la salute futura

E’ nei primi mille giorni di vita che si ‘scrive’ la storia della salute futura. Mille giorni che iniziano già dal concepimento. Per un organismo che cresce come quello dei bambini, tra i micronutrienti importanti, vi sono ad esempio ferro e vitamina d.

Il primo, per il quale nella delicata finestra di crescita dei mille giorni le richieste possono essere davvero elevate, e’ essenziale per la crescita del cervello, che a due anni ha un peso pari all’80% di quello adulto e a 3 pari al 99%, e per quella dell’organismo in generale.

La seconda e’ invece importante per evitare debolezza muscolare, rischio di malattie autoimmuni e anche psichiatriche tra cui la schizofrenia. Per quanto riguarda il ferro nei Paesi europei, una percentuale tra il 3,1% del Belgio e il 27% della Polonia nei bambini tra uno e tre anni e’ sotto i livelli minimi e sempre negli stessi paesi tra il 23 e il 55% e’ sotto il fabbisogno medio stimato. Per la vitamina D la percentuale di assunzione inferiore ai fabbisogni e’ maggiore del 75% ad eccezione dell’Olanda dove l’uso di integrazioni o fortificazioni riduce la percentuale al 26%.

E’ quanto emerso alla tavola rotonda “Alimentazione nei primi 1000 giorni di vita” al congresso Sip, Società italiana di pediatria, a Napoli. “C’è stato un periodo in cui l’alimentazione e’ stata considerata meno importante di altre branche della medicina, anzi si e’ ritenuto che potesse essere delegata o affidata ai genitori piuttosto che ad altri- spiega il presidente della Societa’ italiana di pediatria, Alberto Villani – come pediatri ne abbiamo rivalutato a pieno l’importanza, e questo grazie anche a quello che attualmente è diventato uno dei principi fondamentali di tutta la medicina che è l’epigenetica. Ci si e’ resi conto che si può incidere in maniera importante su quello che sarà poi lo sviluppo dell’individuo per tutta la vita in base a quello che accade proprio nei primi mille giorni”.

“Abbiamo tutti un livello molto basso di vitamina D, i bambini in special modo. La correzione che viene fatta riguarda in particolare il primo anno di vita, poi tende a smorzarsi nella percezione del pediatra e della famiglia – spiega il professor Andrea Vania, dipartimento di pediatria e neuropsichiatria infantile dell’Universita’ La Sapienza di Roma- con la conseguenza che questi bimbi sono in situazione non di vera carenza, che darebbe rachitismo ma di insufficienza. L’insufficienza già basta per creare danni sulla crescita e sviluppo. Anche per il ferro ci troviamo in una difficoltà di copertura dei fabbisogni”.

(ANSA)


Giornale Cittadino Press
Testata giornalistica registrata Tribunale di Palermo n. 7/2014
Direttore Responsabile: Ninni Ricotta