La Santuzza raccontata da Piparo e Licata prende vita nel cuore del Palazzo Reale a Palermo

Grande successo per "R Patrona", lo spettacolo che narra alla città la storia di una donna, Rosalia, amata da tutti e verso cui i palermitani nutrono profondo amore e devozione, ed oggi più che mai...

Salvo Piparo - R Patrona

E’ andato in scena il 9 e 10 luglio, a ridosso della ricorrenza del Festino di Santa Rosalia, ed in un luogo totalmente inedito come il Cortile Maqueda del Palazzo Reale, “R Patrona”, lo spettacolo realizzato dall’attore e cuntastorie palermitano Salvo Piparo, insieme a Costanza Licata, quest’anno accompagnati da un cast d’eccezione: Alessandra Salerno (l’Angelo), Egle Mazzamuto (la Madre), Alessandro Napolitano (Cavalà), Nicola e Dario Argento i maestri pupari, ed i musicisti Michele Piccione, Ciccio Piras, Gioacchino Comparetto, Raffaele Pullara, Giuseppe Giordano e Luisa Cerami. E poi tanti momenti di danza con le ballerine che hanno ballato insieme alla coreografa Virginia Gambino, la partecipazione di alcune comparse, ed i colpi di scena a cura degli acrobati dei Free Climbers, guidati da Alessandro Scimonelli. Il tutto per la regia di Clara Congera che, più di dieci anni fa, mise in scena questo  spettacolo con Luigi Maria Burruano al teatro Montevergini, e tratto a sua volta dal canovaccio del Trionfo di Salvo Licata.

“R Patrona”, naturalmente riadattato, ha rappresentato infatti un omaggio a Burruano recentemente scomparso e a cui Palermo deve tanto. Questa inedita rappresentazione dell’amata Santuzza a Palazzo Reale è stata promossa dall’Assemblea Regionale Siciliana, dalla Fondazione Federico II, e dall’associazione culturale Kleis.

Le danze che aprono lo spettacolo

Emozioni su emozioni hanno invaso il cortile Maqueda di Palazzo Reale, già suggestivo di suo, a cui il cielo stellato ha fatto poi un omaggio in più. Anche l’allestimento era inedito: un palco alla francese posizionato al centro del pubblico, suddiviso a sua volta da due palchi uniti da un corridoio centrale, da un lato era ospitato il teatro dei pupi della famiglia Argento, la cui tradizione dal 1893 continua con grande successo sino ad oggi, e dall’altro i musicisti. Attori, ballerine, ed ogni interprete compreso l’instancabile Piparo hanno riempito tutti gli spazi, con gioia, colori, musiche, risate, colpi di scena e tanti momenti di riflessione.

Riproduzione della prima edicola votiva a S. Rosalia

«In realtà è un rientro di Santa Rosalia al Palazzo Reale – ha dichiarato poco prima dell’inizio dello spettacolo Patrizia Monterosso, Direttore Generale della Fondazione Federico II – poiché lei abitò qui, facendo parte della corte di Ruggero II. E’ un recupero dello stile letterario del cunto all’interno di una cornice meravigliosa  e sotto gli occhi del Genio di Palermo e di un’edicola votiva che raffigura Santa Rosalia. Un palcoscenico che diventa a tratti un vero e proprio “Santuario” per la nostra Santa Patrona».

“R Patrona”, Rosalia, che quindi torna in una delle sue dimore, accolta da questa edicola votiva a lei dedicata e realizzata appositamente per la rappresentazione scenica e che riprende quella del 1624 di piazza Monte di Pietà.

Le performance dei fuochisti

E’ con i colori, la gioia e la musica che si apre “R Patrona”, un grande spettacolo dall’inizio alla fine che ha saputo fondere diversi generi artistici: le danze, le acrobazie, il fuoco, la recitazione, la tradizione dei pupi, la musica e il canto, con alcuni intermezzi di un piccolo e convincente narratore (Antonio Manfredi)  che ci riportava ai fatti storici. Una storia che riprende con la voce di Piparo che entra poi in scena per anticipare l’arrivo di Cavalà: da qui le ingiurie ed il terribile flagello della peste che questi portò a Palermo col suo vascello. La toccante scena della madre che grida a Cavalà tutta la sua disperazione per la morte della sua bambina, ed un Piparo serio, ci riportano alle riflessioni più svariate, sfociando poi in quelle “tragicomiche” su Palermo. Dalla storia di quegli anni un filo conduttore ci riporta alle (a volte assurde) vicende di cronaca che ci riguardano da vicino.

Costanza Licata (Rosalia)

La figura di Rosalia viene prima introdotta dai maestri pupari e poi prende corpo con Costanza Licata vestita dalle sue ancelle. E Rosalia fa anche sentire la sua voce attraverso il canto di Costanza per poi passare da un palco all’altro col suo carro adornato di fiori. Ad approfondire la storia della Santuzza tornano in scena i pupi della famiglia Argento nella rappresentazione della corte reale e dell’allegoria delle “fave a cunigghiu”.

La tentazione all’Angelo (Alessandra Salerno)

Uno spettacolo, come anticipato prima, ricco di colpi di scena: ad un tratto dall’alto scendono i diavoli, le urla, la tentazione all’Angelo, il tutto in un crescendo che rende ancora più reale la lotta tra il bene e il male. L’Angelo per un attimo tiene con sè le ali nere, ma poi le getta via. Ecco i contrasti che sono poi quelli che contraddistinguono Palermo, la tradizione che fa spazio al contemporaneo. La forza, l’irruenza, la concitazione, poi i sospiri, ed il silenzio. Uno di quei silenzi che riesce a comunicare più di mille parole.

La voce eclettica di Alessandra Salerno, ascoltata anche attraverso un suo brano inedito scritto proprio per questo spettacolo, ed il monologo/preghiera di Salvo Piparo, tra rabbia e speranza, hanno poi condotto il pubblico in un altro grande momento di riflessione.

Salvo Piparo che avvia alla conclusione dello spettacolo

In conclusione tutto riporta ai ritmi, agli odori, al vociare del Festino di Santa Rosalia che, come tradizione vuole, culmina con lo spettacolo pirotecnico al Foro Italico. Piparo da anni, sa regalarci anche questo con la sua unica ed emozionante interpretazione vocale della “masculiata”. Ed infine, il canto e la danza liberatoria, stavolta proposta con costumi di scena bianchi, che liberano davvero da ogni angoscia riportando Palermo e i suoi palermitani in una dimensione di gioia.

 

 

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