La Casa dei Quattro Pizzi all’Arenella finalmente aperta al pubblico

Riscuote enorme successo una delle tenute della famiglia Florio, ieri alla sua prima apertura serale in collaborazione con la cooperativa Terradamare

La volta della sala dei Quattro Pizzi all'Arenella a Palermo
La volta della sala dei Quattro Pizzi all'Arenella a Palermo

Lo scorso ottobre, per la prima volta, la famiglia Paladino Florio ha deciso di aprire le porte della Palazzina detta dei Quattro Pizzi, fatta realizzare da Vincenzo I Florio intorno al 1840. Grande affluenza e curiosità dei palermitani verso l’edificio e la famiglia, la cui storia è indiscutibilmente legata ai momenti di maggiore gloria della nostra città.

È il grande interesse riscosso dall’edificio a convincere i proprietari a costituire l’associazione culturale Casa Florio al fine di rendere regolarmente accessibile il luogo, e dal 15 dicembre è possibile visitarlo tre volte la settimana.

Vincenzo I Florio avvia l’acquisto della tonnara intorno al 1838, e contatta l’architetto Carlo Giachery per la realizzazione di questa particolare palazzina, inizialmente destinata a salone di rappresentanza della famiglia. Viene costruita seguendo lo stile neo-gotico  tanto di moda  a quell’epoca, e che interessava strutture sia pubbliche che private. Così l’edificio di pianta quadrangolare si presentava con alla sommità a quattro guglie, finestre a sesto acuto che permettevano una copertura a volta più slanciata rispetto alle sale dei palazzi borghesi realizzati in altro stile.

L’unicità della sala portò persino lo zar Nicola I di Russia e la moglie, che qui soggiornarono, a replicare questi spazi all’interno della loro residenza di San Pietroburgo, sala che chiamarono “Rinella”, alterazione del nome Arenella.

Scorcio esterno della Palazzina
Scorcio esterno della Palazzina
Con la realizzazione del Villino Florio all’Olivuzza, agli inizi del secolo scorso, la palazzina del Complesso alla Tonnara, smette di essere sala di rappresentanza, e viene così trasformata da Vincenzo III in sala ricreativa, luogo di ispirazione per le sue opere prevalentemente figurative e pittoriche. Commissiona la decorazione della volta a Salvatore Gregorietti, autore dei soggetti animali e vegetali, e a Emilio Murdolo, che riproduce, all’interno di losanghe, storie di paladini di Francia. Quest’ultimo era un noto pittore di carretti siciliani, e se ci si ritrova a guardare la volta, ci si sorprende a notare come questa possa quasi sembrare la fiancata di un enorme carretto siciliano, in cui domina il giallo, le pitture sono bidimensionali e, le definiremmo oggi, tanto “caratteristiche” della nostra cultura.

Durante la seconda guerra mondiale, per la sua posizione strategica, viene prima adoperata dai tedeschi e poi dagli americani come torre di avvistamento sul mare. Questi ultimi, per le loro esigenze, tinsero tutte le superfici interne di nero. Il 1968 degrada ulteriormente la struttura, facendo crollare uno dei quattro “pizzi” e iniziando un progressivo cedimento del piano di fondazione.

Il recente lavoro di recupero della palazzina è stato molto faticoso e lento; dopo i primi interventi volti al consolidamento della struttura si è provveduto a eliminare la vernice nera sulle decorazioni interne, che ha richiesto ai restauratori ben cinque anni di lavoro.

Oggi, l’interesse dei palermitani per la storia di questa famiglia ha portato i Florio a rispondere positivamente al vero e proprio amore manifestato dai cittadini, tenendo aperta la loro residenza privata nonostante i numerosi interventi di restauro ancora da svolgere per riportare al massimo splendore questa testimonianza di arte palermitana.

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