Il 6 gennaio la Chiesa ricorda l’Adorazione dei Magi

Fissato nel calendario liturgico occidentale in questa data, ricorda l’importante viaggio di alcuni uomini al solo scopo di riconoscere la venuta al mondo di un nuovo re

L'Adorazione dei Magi, dipinta da Giotto intorno al 1303-1305
L'Adorazione dei Magi, dipinta da Giotto intorno al 1303-1305

Il termine Epifania, di origine greca, indica la manifestazione di una divinità attraverso qualsiasi tipo di segno. Si inizia a celebrare in Oriente a ricordo delle manifestazioni divine di Gesù, e si fa memoria del Battesimo di Gesù Cristo, in Occidente nella domenica successiva.

Al 6 gennaio la liturgia riporta anche l’Adorazione dei Magi fatta al bambino Gesù. Non è semplice risalire a questo episodio della sua infanzia, narrato nel Vangelo di Matteo e presente in più testi apocrifi (non inclusi nell’insieme dei libri della Bibbia). Da uno di questi, il Vangelo dell’infanzia armeno, sono tratti i nomi che conosciamo e usiamo: Melchiorre, Baldassare e Gaspare, ma in realtà non si sa realmente quanti fossero e chi fossero. Si parla di re persiani, di saggi astronomi che seguivano una stella, anche se tra le varie interpretazioni si può anche parlare non di una stella vera, ma della luce simbolica legata alla nascita di Gesù.

L’immagine dei re Magi e di una stella cometa risale a quando Giotto dipinse nella Cappella degli Scrovegni di Padova la Adorazione dei Magi. Intorno al 1301 la cometa di Halley, il cui passaggio avviene ogni 75 anni, fu vista dal pittore che decise di metterla nel suo affresco, dando origine alla tradizionale iconografia della stella cometa nei presepi. In realtà, nessun vangelo parla di una stella che si muove tracciando la strada ai Magi, che lascia una scia.

Dagli studi fatti sui testi, nel tentativo di fornire dati più precisi su questo episodio, molto probabilmente i saggi non arrivarono dodici giorni dopo la nascita di Gesù, ma più avanti: si parla di un tempo che va da circa quaranta giorni fino al secondo anno di vita del Bambino. Il dodicesimo giorno ha un significato simbolico: nella numerologia biblica è segno di completezza, ed è più volte in essa richiamata; basti pensare ai dodici apostoli, alle tribù di Israele o ancora al numero di porte della Gerusalemme Celeste.

Uno degli elementi più importanti è il fatto che si trattasse di uomini appartenenti ad un’altra cultura, che riconoscevano in questo bambino qualcosa di superiore alle differenze etnico-religiose e che partirono per adorarlo e portargli doni degni di un re. Furono proprio questi dettagli a indispettire il re Erode che, temendo per la sua corona, ordinò l’uccisione di tutti i bambini al di sotto dei due anni.

Anche i doni non sono doni qualsiasi; degni di un re, e non di un re qualsiasi: oro, omaggio alla regalità, al fatto di essere un re; incenso, omaggio alla natura divina, simbolo di venerazione e adorazione; mirra, utilizzata nell’imbalsamazione dei cadaveri, segno di un futuro prossimo di sofferenza e morte. La mirra, però, è anche usata nella Bibbia nell’olio che si usa per consacrare re e sacerdoti; e in senso religioso è forse il dono più complesso e più importante. Non è solo presagio di una futura morte, ma è il primo reale riconoscimento nella persona di quel bambino come re e sacerdote insieme, quello che sarà il Messia.

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