‘Facciamo il gioco’ di leggere con ‘Due secondi di troppo’

Il nuovo romanzo di Andrea Mauri

“Bastano due secondi per scegliersi o rifiutarsi” secondo Beatrice, la co-protagonista insieme al figlio Antonello del nuovo romanzo breve di Andrea Mauri “Due secondi di troppo” (Il Seme Bianco editore, pagg.132, Collana Genere, € 13,90). Beatrice è l’incerta veggente dei tanti mercoledì passati in casa in compagnia delle amiche e dei suoi tarocchi. Amiche queste che la fantasia bambina di Antonello dipinge come fattucchiere o streghe e che la sua curiosità nascostamente sbircia dallo studio del padre sciupafemmine, quasi sempre assente nelle loro esistenze. Affetta da demenza senile oggi Beatrice è in una clinica accudita dalle frequenti visitazioni del figlio. Nella  narrazione, curata in prima persona da Antonello, il figlio già adulto cerca di riportare alla realtà la madre con una continua serie di giochi e travestimenti che sono l’espediente per far entrare anche noi lettori nella sua infanzia, adolescenza e quindi nell’età matura e in parallelo per farci vedere coi suoi occhi anche i passi della madre. Antonello racconta, si scopre, ci svela. E quei due infinitesimi secondi di tempo racchiusi nel titolo, che si ricordi bene servono a scegliersi o a rifiutarsi in questa vita, non sempre sono utili a riconoscersi e rivelare un’entità di tempo, come quello sfuggente alla nostra co-protagonista, come pure un’altra verità. Il tempo lungo l’esistenza di Beatrice non è mai un presente, perché una fuga in avanti o indietro: nel futuro dei tarocchi, nel primo caso, e nei travestimenti-gioco di Antonello che cerca di evocarle il passato, nel secondo. E il ricordo se da un lato cerca d’ancorare alla realtà la madre dall’altro cerca di liberare Antonello dal silenzio della sua omosessualità agli occhi di lei. La madre sa, non sa o attraverso la sua preveggenza improbabile ha già saputo ed è in questo passato-presente strano che Antonello, attraverso (e ancora una volta) il gioco, cerca di spiegare (oggi) la sua unicità nel mondo e a svelarsi. Una unicità che ha il suo germoglio nell’estasi provata – a pochi anni d’età – di fronte a un Massimo Ranieri in tv che canta l’amore e la passione e in seguito maturata – in quel microscopico lasso dei “due secondi di troppo” – a scuola, dove, per la prima volta, gli occhi dell’insegnante di musica indugiano dritti dentro ai suoi. C’è una scelta, dunque, senza disparità di genere e in una cifra di secondi aggiunti che attraversano l’esistenza di Antonello fino all’oggi in clinica e con Gabriele, il medico neurologo (che cura Beatrice) e che ripetutamente tenta “la scelta” perché interessato da quel modo profondo e strano di essere del figlio nei confronti della madre. Beatrice, una donna distante dal tempo sì, per la demenza senile che l’opprime, ma onnipresente, con quel suo profumo Dior avvolgente. Quel Poison da sempre generosamente usato e di cui dispensa o obbliga l’olfatto di chi gli sta intorno e che, come recita il vecchio spot anni ’80, “è il veleno del cuore”. Per concludere, la clinica delle visite è come il gioco dell’esistenza, in cui il coinvolgersi o il distanziarsi è uno spazio-tempo minimo e pur sempre infinito.

Andrea Mauri

Andrea Mauri, vive e lavora a Roma per le Teche Rai, dove dal 1995 ha inziato a svolgere attività di redattore nelle produzioni di Raiuno, Raitre e Rai Educational. Si avvicina al mondo della scrittura già dall’università e inizia alcune collaborazioni giornalistiche legati ai temi del sociale, turismo e tempo libero, per quotidiani, riviste ed emittenti radiofoniche. Nel 2013 inizia a frequentare i corsi di scrittura creativa della scuola “Omero” di Enrico Valenzi e Paolo Restuccia. In seguito, pubblica alcuni racconti in antologie curate da Ensemble Edizioni, Edizioni Progetto Cultura e Algra, Ellera Edizioni, Fara Editore, oltre a riviste on line. Dello stesso autore: il racconto “L’ebreo venuto dalla nebbia. Venezia e Roma: due storie di ghetti” (Scatole Parlanti) e il romanzo “Mickeyouse03” (Alter Ego).

 

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