Estetica-Mente: viaggio di sola andata nelle nostre quotidianità

Conversazione con Elisabetta Di Stefano sul suo ultimo saggio ‘Che cos’è l’estetica quotidiana’

Si chiama Everyday Aesthetics (estetica di tutti i giorni) ed è un orientamento di pensiero, proveniente dai Paesi anglofoni – al di là e al di qua dell’Atlantico – che in Italia si è diffuso qualche anno dopo l’inizio di quest’ultimo decennio. Un recente libro dal titolo ‘Che cos’è l’estetica quotidiana’, edito da Carrocci nella collana La bussola (pagg.127, € 12,00), scritto da Elisabetta Di Stefano, professore associato di Esteticaall’Università di Palermo, si sofferma sull’argomento. In questa conversazione, seduti al tavolino di un affollato Caffè della città, e prima del suo appuntamento sul tema (Estetica del quotidiano, Palazzo Butera, Palermo 20/10/2018 h.17:00 – 19:00) alla 1a Edizione di E’FILOSOFIE, il Festival delle Filosofie (Ottobre 2018, https://www.efilosofie.it/programma-festival-filosofie-palermo/) abbiamo rivolto alcune domande all’autrice del saggio. Ecco le sue risposte ai nostri quesiti.

Elisabetta Di Stefano, l’estetica è stata intesa tradizionalmente come studio del bello e dell’arte. Perché la necessità di un suo ampliamento d’orizzonti con una disciplina che compie il salto nello studio delle nostre pratiche di vita giornaliere? 
L’estetica assume la connotazione di una filosofia dell’arte e del bello in età romantica. In realtà gli stessi concetti di arte e di bello nell’antichità non erano collegati ed erano molto più ampi di quelli d’oggi. Tra le arti rientravano molte pratiche della vita quotidiana (la cucina, la ginnastica, l’agricoltura, il commercio) e nel bello i concetti di bontà, ordine e decoro. L’ampliamento d’orizzonti, a cui oggi è chiamata l’estetica, risponde all’esigenza di spostare la riflessione filosofica dall’arte musealizzata e fruita da pochi alle esperienze di tutti giorni (dal cibo alle relazioni sociali, dallo sport alla cura del corpo), recuperando una prospettiva che era implicita nella cultura antica.

Come evolve l’estetica nelle nostre vite? Si può vivere d’estetica? 
L’estetica è presente in ogni nostro passo, anche se il più delle volte non ne siamo consapevoli. Compiamo scelte estetiche fin dal nostro risveglio; quando scegliamo l’abito più adatto alla circostanza o quello che più ci piace perché ci mette di buon umore o perché valorizza la forma del corpo o, ancora, quello che ci sta più comodo e ci fa sentire a nostro

il rito del caffè con le scrittrici Solita Solano e Djuna Barnes (ph. Maurice Branger, Paris 1922)

agio. Secondo la prospettiva dell’Everyday Aesthetics vivere con consapevolezza estetica vuol dire apprezzare i piccoli piaceri di ogni giorno, i momenti conviviali in famiglia o con gli amici, il profumo dei fiori, il caffè. Soprattutto l’esperienza del caffè mattutino, spesso bevuto in fretta quando siamo impegnati a fare altro nelle frenesie delle nostre giornate, può essere l’esempio base alla portata di tutti. Per vivere esteticamente questa esperienza dovremmo tributarvi la stessa attenzione che prestiamo alle opere d’arte. Dovremmo concentrarci sulla mano che prende la tazza e sulla sensazione di questa sopra alle labbra – quanto diverso è il contatto della plastica, del vetro o della porcellana sulla pelle, senza contare la differenza tra un orlo sottile o ingrossato, stretto o svasato – e infine dovremmo assaporare il liquido sorseggiato che dalla bocca scende lungo la gola. Indugiare su questi piccoli piaceri, prestandovi attenzione – come facciamo con le opere d’arte – può trasformare un’esperienza in apparenza banale in un’esperienza estetica.

Mi venga permessa la provocazione e il paradosso, si può morire d’estetica?
Quando dici “morire d’estetica” mi fai pensare alle ragazze che per inseguire uno stereotipo di bellezza imposto dalla società odierna cadono nell’anoressia oppure ai giovanissimi che rischiano la vita per farsi un selfie in situazioni di pericolo (ad esempio nei pressi di un

Un Divieto Selfie in una piattaforma della Japan Railway Company Station

treno in corsa o su ponti e alture sospese nel vuoto) alla ricerca di un’esperienza eccezionale, di un’immagine unica da postare in rete. Se queste situazioni estreme sono la conseguenza di una società incentrata sull’immagine e sull’assenza dei valori, al contrario l’Everyday Aesthetics, riscoprendo gli antichi nessi con la morale, vuole rendere le persone più responsabili. Inoltre uno degli obiettivi dell’Everyday Aesthetics è l’acquisizione di una maggiore consapevolezza corporea (aisthesis) che ci induca ad ascoltare di più il nostro corpo, correggendo le posture sbagliate o cogliendo i segnali di malessere.  In questo senso può avere effetti benefici dal punto di vista sia psichico sia somatico.

Consumismo ed Estetica, c’è conciliabilità o contrapposizione tra i due termini?
Consumismo ed Estetica sono conciliabili nella cornice dell’“estetizzazione del reale”. Con questa espressione si fa riferimento alla ricerca di bellezza e di piacere, al culto delle immagini, al gusto per il divertimento che connota la società odierna. Ma si tratta di un’estetica del packaging, di una sorta di make-up con cui confezionare la bella immagine di noi stessi e delle cose che ci circondano. Al contrario l’estetica quotidiana non mira alla produzione di una bellezza superficiale e consumistica, ma vuole indurci ad avere maggiore cura di noi stessi, degli altri e dell’ambiente in cui viviamo, e guidarci oltre l’apparenza verso la bellezza profonda delle piccole cose e delle relazioni umane.

Se dovessi cercare una parola semplice o, se di maggior aiuto, una parola composta che definisca questa nuova disciplina e insieme il tuo nuovo saggio, quale useresti? 
Userei la parola “rispetto” che viene dal latino “re-spicio” e significa “guardare indietro”. Questa parola fa riferimento allo sguardo attento ai particolari che è l’opposto dello sguardo superficiale e distratto tipico della società contemporanea, uno sguardo bombardato dalle immagini e ormai incapace di vedere. Dal rispetto deriva la consapevolezza del valore di qualcosa e di qualcuno e quindi l’apprezzamento delle piccole cose della vita quotidiana che costituisce il nucleo teorico dell’Everyday Aesthetics.

Un azzardo finale, ringraziandoti per questo nostro rito e viaggio al profumo di caffè, come pensi possa condizionare il futuro questa nuova tendenza filosofica dell’estetica quotidiana?
Ritengo che l’Everyday Aesthetics possa avere un ruolo propulsivo nel creare “un mondo più bello”. Ancora una volta però non si tratta di confezionare una bellezza esteriore, ma di prestare maggiore attenzione a noi stessi, alle relazioni affettive e sociali, all’ambiente che ci circonda, per esempio progettando strutture che abbiano rispetto per le persone e l’ambiente o valorizzando i gesti di solidarietà e la collaborazione tra i popoli. Rendere “speciali” i gesti quotidiani, apprezzare un sorriso o una parola gentile, ascoltare chi ci sta intorno e donare una parte del nostro tempo, questi piccoli gesti, giorno dopo giorno, possono rendere il mondo migliore.

Elisabetta Di Stefano, palermitana, (laureata in Lettere classiche e in Filosofia) ha conseguito il Dottorato di ricerca in “Estetica e Teoria delle arti” ed attualmente è Associate Professor presso l’UniPa, dove insegna Estetica. Dopo essersi occupata per diversi anni di teoria dell’ornamento e di estetica del Rinascimento, ha orientato le sue ricerche verso la contemporaneità e verso il quotidiano. Tra le sue pubblicazioni: ‘L’altro sapere. Bello, Arte, Immagine in Leon Battista Alberti’ (Centro internazionale studi di estetica, pagg.188. Palermo, 2000); ‘Estetiche dell’ornamento’ (Mimesis Edizioni, pagg.157. Milano, 2006); ‘Iperestetica. Arte, natura, vita quotidiana e nuove tecnologie’, (Centro internazionale studi di estetica, pagg.78. Palermo, 2012).

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