Tra detto e taciuto è tempo di Premio Campiello

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Support by Lorenzo Quinn - Biennale di Venezia 2017

La 55ma edizione del Premio Campiello, una delle manifestazione di punta nel panorama letterario italiano, è al suo atto conclusivo. Il 9 settembre prossimo, nella suggestiva cornice del Teatro La Fenice di Venezia, conosceremo in diretta televisiva – quest’anno a conduzione del nuovo duo Stefanenko-Bertolino – il nome del vincitore e quindi del titolo di libro che si fregerà della fascetta del SuperCampiello. Tra gli scrittori e le opere in selezione troviamo quest’anno: Mauro Covacich con “La città interiore” (edito da La nave di Teseo), Stefano Massini con “Qualcosa sui Lehman” (Mondadori), Alessandra Sarchi  con “La notte ha la mia voce” (Einaudi), Donatella Di Pietrantonio  con “L’arminuta” (Einaudi) e Laura Pugno con “La ragazza selvaggia” (Marsilio). La selezione finalista, come da regolamento, è stata effettuata dalla Giuria dei Letterati – in questa edizione presieduta dall’attrice Ottavia Piccolo – e da un Comitato Tecnico e resa pubblica, nel maggio scorso, al Teatro

Ottavia Piccolo, presidente della giuria.

Anatomico di Padova. Il vincitore, ma potrebbe esserci anche un ex-aequo – come già accaduto nel 2005 con Pino Roveredo e Antonio Scurati, rispettivamente con “Mandami a dire” e “Il sopravvissuto”, entrambi editi da Bompiani, n.d.r. –, sarà individuato dalla maggioranza assoluta di preferenze espresse dagli anonimi 300 lettori-votanti, prescelti, a loro volta, anno dopo anno e per una sola edizione, dal Comitato di gestione del Premio fra i cittadini italiani di diversa estrazione socio-culturale e su tutto il territorio nazionale. Il dato certo, attualmente, registra il vantaggio di un voto, tra le preferenze espresse dal gruppo dei giurati di Padova, per Massini (8 voti), a seguire Covacich e Sarchi (7), poi Di Pietrantonio e Pugno (6), ma decisivo sarà come sempre il responso che uscirà dalle urne nella tarda sera della diretta in tv. In merito ai 

contenuti delle opere in selezione, c’è chi ha parlato di mutazione del romanzo, chi di sperimentazione dei linguaggi, e chi, ancora, di uno schema narrativo in controtendenza, il cui frutto di anticipazione – e forse non a caso -, potrebbe essere colto nel Campiello Opera prima, in questo 2017 già assegnato alla esordiente Francesca Manfredi, docente della Scuola Holden di Torino, con la raccolta di racconti “Un buon posto dove stare”, edita da La Nave di Teseo. Nella motivazione a questo premio, che sarà consegnato nella stessa serata di sabato 9 settembre, si cita il filo rosso che lega tutti i racconti ai termini “traslochi” e “casa”, così come pure il richiamo di immagini e, soprattutto, di “odori”, che alternano piaceri e sgradevolezza nei personaggi che vivono di comunicazioni trattenute, fatte di silenzi e segreti, di sensazioni interiori che avvertono quasi come colpa il comunicarle agli altri. Da qui la coerenza di una scrittura: originale, piana, paratattica, essenziale, sospesa tra detto e non detto.