Dalai Lama: educare il pensiero alla compassione, al dialogo e alla differenza

Il Teatro Massimo è stracolmo, dalla platea ai palchi. L’atmosfera di solennità e attesa, considerata la portata dell’evento, è interrotta dall’entrata sul palco del Dalai Lama: sorride, fa una battuta al sindaco di Palermo Leoluca Orlando, gli prende la mano, saluta il pubblico con un gesto familiare.

Durante l’incontro “Educazione alla gioia”, parla di accoglienza, di pace, della necessità di un nuovo sistema di istruzione che risalti valori di compassione e amore, valori che in realtà sono già presenti in ogni essere umano ma sono soffocati dall’impronta materialista della nostra società.

Da anni, dice il Dalai Lama, lavora e riflette su un sistema di istruzione che aiuti a sviluppare qualità interiori, basate sul senso pratico e sull’esperienza comune al di là di ogni matrice religiosa. Il fatto stesso di essere nati da una madre ed essere sopravvissuti grazie a quell’affetto, è segno della compassione presente sin dalla nascita.

Questo seme va nutrito, coltivato tramite un nuovo sistema di educazione, perché «rabbia, paura, diffidenza, tutti questi pensieri, queste emozioni interiori, rovinano il sistema immunitario, per questo dovremmo seguire questi valori di amore e compassione. Lo dice la scienza. Dobbiamo utilizzare la nostra intelligenza e riflettere su tutti i vantaggi che portano le emozioni positive. Questa è l’educazione del pensiero».

Con una semplicità che sui social, a distanza di poche ore dall’incontro, è stata già additata come banalità, il Dalai Lama affronta temi come la guerra tra i popoli, la violenza tra gli individui, la necessità di una comunicazione tra le diverse religioni che condividono in realtà gli stessi valori: amore e compassione.

Foto di Igor Petyx

Ma soprattutto il Dalai Lama vuole professare il dono della differenza, perché l’analisi, la ricerca, l’investigazione, il non soffermarsi su un solo piccolo credo, tutto questo è utile alla crescita individuale. Per sopperire ai bisogni di tutti, infatti, è indispensabile avere diversi pensieri filosofici e diverse religioni.

L’obiettivo è coltivare la differenza lontano da ogni tipo di violenza: prendendo come esempio un titolo del Time Magazine che citava “Terrorista buddhista”, il Dalai Lama riflette sul grande ruolo dei media. «Non sono per niente d’accordo nel denominare un certo tipo di religione come terrorismo. Perché terrorista è chi uccide gli altri, chi fa male agli altri, e dal momento che fai del male agli altri non sei più buddhista, musulmano, cristiano, sei solo un terrorista».

Non si può vivere in una società in cui vengono messi in risalto soltanto omicidi, stupri, oppressioni e immagini negative. Per questo i media dovrebbero fare uno sforzo in più nel tentativo di promuovere la parte più compassionevole e buona della natura umana. Rivolgendosi al sindaco Leoluca Orlando dice «A Palermo state già praticando la compassione: accogliete i migranti, gli date un rifugio, vi prendete cura di loro. Questo è meraviglioso e vi ringrazio».

Alla fine dell’incontro, tra gli applausi e gli sguardi compiaciuti, la sensazione è quella di un arricchimento personale: il Dalai Lama non parla di dogmi, non propone un innovativo sistema di pensiero, ma offre un’occasione di riflessione. Offre la possibilità di meditare sulla propria individualità che costantemente si relaziona ad un’altra, come un invito a concedere più spazio alla propria umanità ed educare la mente alla compassione.

Foto in copertina di Igor Petyx

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Giornale Cittadino Press
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