Carta, penna e calamaio

Davanti a me c’è un foglio bianco, cosa scrivere?

Questo si poteva scrivere una volta, ma adesso non c’è più un foglio bianco su cui scrivere con la penna ma c’è una fredda macchina con tanto di schermo e una tastiera dove pigiare dei tasti e vedere comparire sullo schermo quello che abbiamo appena composto mentalmente. Talvolta questo essere freddo si auto-autorizza a correggere quello che noi volevamo scrivere, e si permette pure, se interrogato di dare consigli, gran maleducato.

I tempi sono cambiati, la tecnologia avanza e noi per adattarci la inseguiamo, ma ad una certa età come si fa ad andare dietro a tutte queste novità? Il nostro cervello non è più quello di un tempo, l’elasticità mentale vien meno, i riflessi sono solo un ricordo, e allora?

Ci arrendiamo? Mai e poi mai! Cerchiamo di adattarci, certo con i nostri tempi, magari ci impieghiamo un po’ di più, ma arrendersi mai. Non saremo veloci come i nostri giovani, loro sono cresciuti con queste tecnologie, noi le abbiamo subite. Chiano chiano, cu ci assicuta (per i non siculi: piano piano chi ci insegue), a tal proposito mi sovviene un vecchio detto: “chi va piano va sano e va lontano”.

Ma quanto erano belli i tempi della carta e della penna, qualcuno, che è avanti con l’età come me, si ricorderà certamente della penna e del calamaio, il mio è un ricordo vivido: erano sulla scrivania di mio nonno in bella vista assieme all’immancabile tampone. Ancora oggi li custodisco gelosamente, sono un ricordo a me molto caro.

A quei tempi, alle elementari c’erano le lezione di bella grafia e spesso il calamaio, stracolmo d’inchiostro, appena urtato riversava e il suo contenuto sul quaderno. Che tragedia: oltre il foglio inutilizzabile perchè imbevuto d’inchiostro, i polpastrelli e le maniche del grembiule macchiati. Sì, a quei tempi era d’obbligo avere a scuola il grembiule. Adesso se ci imbattiamo in qualcosa di scritto a penna ci vuole un interprete, un grafologo, non si capisce nulla o quasi e tutto perché si deve sempre correre e correre. Mi chiedo e vi chiedo correre per andare dove? Al polo nord o in qualche località esotica? Boh!

Bando ai ricordi di tempi che furono e che non ritorneranno mai più, ma è giusto così. Sono sicuro che a breve potremo scrivere con il pensiero, un qualche marchingegno ci connetterà automaticamente con i sistemi di video scrittura e non ci sarà più bisogno di usare la tastiera oppure, come adesso è diffuso, registrare i nostri scritti con il messaggio vocale.

E allora? Viva la tecnologia e l’innovazione.

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