Atto intimidatorio al Centro Padre Nostro: l’appello di Artale e la solidarietà di Tomaselli

Il Presidente del centro d'accoglienza di Brancaccio ha subito qualche giorno fa una minaccia di morte in merito ad alcuni cambiamenti in un terreno concesso in comodato d'uso

Il terreno concesso in comodato d'uso al Centro Padre Nostro

La scorsa settimana il Centro d’accoglienza Padre Nostro di via Brancaccio 210 a Palermo, realizzato da don Pino Puglisi, è stato vittima di un nuovo attacco intimidatorio. Ad essere preso di mira, un terreno concesso al centro in comodato d’uso (circa 13 mila metri quadrati) e sul quale si vorrebbe realizzare una piazza attorno la chiesa che dovrebbe sorgere in memoria di Padre Puglisi. Il progetto rientrerebbe nel piano di riqualificazione ambientale denominato Brancaccio 2.0. Nel frattempo però sono iniziate le prime perlustrazioni per preparare questa area, allestendo parcheggi e punti di accoglienza in vista della visita del papa a Palermo, il prossimo 15 settembre.

Tali minacce che, come ben sappiamo non sono le prime subite dal Centro, non hanno fermato il presidente Maurizio Artale, tanto che ha deciso di denunciare e rendere note le parole ricevute di presenza da un parente del boss Antonio Lauricella che gli avrebbe detto: “Se mi buttano giù la casa, ti ammazzo“.

Il Presidente del Centro Padre Nostro, col motto ‘Brancaccio alzati!‘ ha lanciato un appello al quartiere. “Ormai da più parti si colgono segnali di netta distanza dai comportamenti di ‘contiguità’ con la mafia e con le strutture ad essa connesse, strutture che purtroppo avevano e continuano ad avere proseliti nelle istituzioni pubbliche e nelle agenzie educative – scrive Artale in una nota -. Il mafioso non è soltanto chi uccide, chiede il pizzo, si arricchisce sulla pelle degli altri e mortifica la dignità dell’uomo, ma anche chi è a conoscenza di questi stili devianti di vita e si volta dall’altra parte”.

Rivolgendosi quindi ai cittadini, il Presidente del Centro Padre Nostro aggiunge: “Carissima Brancaccio, non ti è forse bastato il sangue versato per te dal Beato Giuseppe Puglisi? Quanto ancora dobbiamo attendere affinché tu possa nutrire i tuoi figli con un pane, certamente duro, ma non avvelenato dall’odio e dall’interesse privato? Da 25 anni il nostro Centro si è messo al tuo servizio così come ha voluto il nostro fondatore. Ora tu – prosegue – hai le carte in regola (ti manca un piccolo pezzettino) per reagire e contrastare questi atteggiamenti che ammorbano l’aria dove tu vivi”.

“Facciamo sì – conclude Artale – che da domani in poi Brancaccio venga ricordata non come terra di mafia, ma come la terra del Beato Giuseppe Puglisi, del Castello di Maredolce, del Ponte dell’Ammiraglio, della Parrocchia di San Gaetano da dove iniziò quel lento ed inesauribile processo di cristianizzazione del quartiere”.

Parole di solidarietà nei confronti del Presidente e dei volontari del Centro, arrivano anche dall’ex Presidente della Seconda Circoscrizione, oggi Amministratore Unico di Palermo Energia Spa, Antonio Tomaselli che ha sempre a cuore le vicende del quartiere. “Mi sento fortemente amareggiato per le ennesime minacce di stampo mafioso al Centro Padre Nostro che risultano lesive della libertà e della dignità umana dei tanti cittadini perbene del quartiere Brancaccio – ha dichiarato Tomaselli -. Allo stesso tempo credo fermamente che in nessun modo si debba interrompere il percorso di legalità e di riqualificazione territoriale e socio-ricreativa intrapreso da tempo, in continuità con l’insegnamento lasciatoci da Don Pino”.

“Lo stesso Progetto Brancaccio 2.0 – prosegue Antonio Tomaselli – non può essere interrotto e cedere così a chi vorrebbe che nulla cambi e che il quartiere non esca dalle cattive etichettature. Dobbiamo quindi restare uniti e stringerci attorno al Centro Padre Nostro come abbiamo sempre fatto, senza mai sottrarci alle responsabilità, e mettendoci anche la faccia laddove occorra, per il bene comune: il futuro di Brancaccio dipende da noi. Poi – conclude – non siamo soli, c’è Dio, c’è Padre Puglisi che ci ha fatto capire cosa significa essere liberi e coraggiosi nel rispetto dei valori di legalità”.

 

 

 

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